Manifestazione di piazza

Tunisia, Albania e Belgio in piazza: quando il popolo si fa sentire. E l’Italia?

Tunisia, Albania, Belgio. I primi giorni di questo nuovo anno hanno visto esplodere lo scontento popolare che in casi estremi si è trasformato in rivolta in diversi stati esteri.
In Tunisia la rivolta, nata a fronte della economica e della disoccupazione dilagante, ha portato alla destituzione del governo di Ben Ali, anche se il nuovo governo insediatosi pare sia strettamente legato con il precedente: continuano occupazioni e sit-in di protesta presso le sedi governative.

L’Albania vive invece una situazione di stallo politico e governativo dalle elezioni del giugno 2009, contestate dal Partito Socialista che non ha riconosciuto la vittoria della coalizione di centrodestra di Sali Berisha. In questi ultimi giorni la rivolta è stata duramente repressa con l’uccisione di tre manifestanti e oltre 60 civili feriti. Il popolo albanese, nonostante uno stato debole e di discutibile onestà, è riuscito a trovare una via per lo sviluppo. Proprio questa mancanza di onestà governativa pare abbia portato all’inasprirsi delle rivolte, capeggiate dal Partito Socialista.

In Belgio, decine di migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere al governo. Gente di ogni colore politico ha sfilato per le vie della capitale Bruxelles per chiedere un rinnovamento della politica: attualmente il Belgio ha un governo di coalizione mista, dopo le dimissioni del primo ministro cristiano-democratico Yves Leterm. La mancanza di una politica decisionale ha spinto il popola belga a manifestare.

E in Italia, lo stallo politico attuale sta compromettendo duramente l’ e la del nostro Paese all’estero. Le vicende “burrascose” che riguardano il premier, oltre a dare un’immagine che non rispetta l’integrità morale propria di un Paese, paralizzano di fatto riforme e risoluzioni alle problematiche sociali. Il governo della maggioranza pare incentrato a salvare la figura del proprio leader con cavilli burocratici e leggi ad-personam piuttosto che trovare soluzioni per il popolo, che ha per diritto costituzionale, la .

E il malcontento popolare si percepisce, quotidianamente, nel sociale: le soluzioni date da un Governo noncurante dei bisogni che stanno venendo a mancare, non sono bastevoli, rimandano i problemi ad una seconda analisi o addirittura li aggirano. E così aumentano il precariato e la disoccupazione, l’economia è frenata, la cultura e l’insegnamento, base della nostra educazione civile, sono mandati nel tritacarne. E il popolo rimane a guardare.

E’ difficile credere in questo momento a chi si ostina a non vedere la crisi: serve vera responsabilità da parte dei governanti o maggiore coesione da parte del popolo. Perchè nella piazza, il popolo è sovrano e può cambiare le cose, come ha sempre fatto nella storia.

Lo scontento popolare e la sfiducia nelle istituzioni sono forti e percepibili e presenti in ogni persona, di ogni fazione politica, se dotata di una propria autonoma coscienza e ragione. E l’esempio del Belgio rappresenta ciò che il nostro popolo italiano, di qualsiasi estrazione sociale, credo religioso o appartenenza politica, dovrebbe seguire: manifestare, pacificamente si auspica, perchè l’Italia possa superare questo periodo di crisi con risposte concrete e responsabilità governativa.

Redazione YouFOCUS.TV




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