Precari

“Noi” che siamo l’Italia peggiore

Caro Ministro .

Io faccio parte dell’. Sono un giovane lavoratore, “” ovviamente, poichè non so se domani avrò uno stipendio. Non posso accedere a mutui, le banche mi ridono in faccia anche soltanto per aprire un conto corrente.

Lavoro da quando avevo 15 anni, oggi ne ho 30. Non sono un bamboccione: nonostante la mia ho deciso di rischiare e costruire una famiglia, con il sudore, con la fatica e forse anche con molto coraggio, reinventandomi ogni giorno al fine di sopravvivere.

Ho un curriculum di tutto rispetto, ma il massimo a cui posso ambire è un lavoro “in nero”, perchè se no costo troppo per le tasche dell’imprenditore. Non avrò mai una pensione, neanche quella minima, mentre ogni giorno contribuisco perchè lei, finito il suo mandato, ce l’abbia a vita.

Mia moglie, che amo tantissimo, anche lei è stata precaria, con contratti rinnovati di “settimana in settimana” nei call center: oggi non trova lavoro, perchè la “precarietà” purtroppo non genera “esperienza”.

Ho una figlia, da poco più di 1 mese: una bambina che farò crescere nel migliore dei modi e ad ogni costo. Non oso immaginarmi come sarà il suo futuro, ma mi auguro di costruirglielo migliore del mio.

Parlo ogni giorno con persone come me. In treno, sull’autobus, in ufficio. Ognuno di noi è lì a guardare gli annunci di lavoro, a cercare con il “lanternino” il “tempo indeterminato”: e non lo avremo mai, visti i tempi che corrono.

E forse sì, siamo l’Italia peggiore. Ma non nella sua accezione, ma perchè, a parte la guerra, peggio di noi nessuno ha mai vissuto. Ma il merito di averci reso tali è vostro: l’Italia peggiore l’avete costruita voi: con i vostri stipendi stratosferici, con le vostre pensioni garantite “a vita” per brevi legislature, per i benefici che ogni giorno avete a disposizione e per la vostra insaziabile bramosia del potere.

Guardi negli occhi ognuno di noi, caro Ministro, poi si guardi allo specchio. Nell’Italia che lei ha dichiarato “peggiore” c’è il futuro. Nei nostri occhi stanchi, nelle nostre menti martoriate e nelle nostre mani rovinate c’è il domani. E non certo grazie a lei.

Andrea Kjarad




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