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Megaupload: arrestato il fondatore e chiuso il sito. Anonymous risponde con attacchi hacker anche all’FBI

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Con un atto di forza senza precedenti, il Dipartimento di Giustizia americano unitamente all’ hanno chiuso il sito .com e .com, facendone arrestare anche il fondatore ed altre tre persone del direttivo, in base ad incriminazioni quali associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, al riciclaggio ed alla violazione del diritto d’autore.

In un messaggio pubblicato poco prima della chiusura forza, Megaupload definiva ridicole le accuse mosse, affermando che la maggior parte del traffico generato dal sito è legale.

Ma come funziona (o funzionava) Megaupload? Si tratta fondamentalmente di uno spazio virtuale messo a disposizione degli utenti per immagazzinare file di grandi dimensioni, spesso troppo grandi per essere scambiati via email. Vi è da dire ad onor del vero che questo spazio è stato spesso utilizzato proprio per la visualizzazione o lo scambio di materiale protetto da copyright, quale film, programmi, libri in formato digitale e musica. Megaupload guadagnava effettivamente sia sulla pubblicità in esso contenuta, sia sulle quote d’iscrizione degli utenti che, senza di esse, potevano scaricare file a velocità ridotte o guardare filmati solo per una determinata conta di minuti ogni giorno.

La stretta del pugno di ferro americano, giunge a 24 ore dallo “sciopero di Internet” annunciato per protestare contro la legge antipirateria () in discussione al Congresso americano, legge reputata da grandi compagnie in rete, quali Google e la famosa Wikipedia, lesiva della libertà d’espressione online.

Ai posteri l’ardua sentenza, ma nel frattempo il famoso gruppo hacker denominato ha fatto partire dalle pagine del famoso social network twitter “l’operazione MegaUpload”, coordinando diversi attacchi in tutta America che hanno reso irraggiungibili diversi siti quali quello dell’FBI, della casa discografica Universal, della Recording Industry Association of America e della Motion Picture Association of America, rimettendo in piedi per conto proprio il sito di Megaupload, pure senza avere le caratteristiche tecniche necessarie per sopportare tutto il traffico generato, ma solo una minima parte.

In Italia, a seguito di un attacco hacker è stato messo offline anche il sito di Equitalia. Se rientri in qualche modo nel piano di Anonymous è tutto da stabilire, di certo la guerra per la libertà di espressione in internet tra Anonymous e le potenti lobby dei diritti d’autore è ancora lontana dal vedere una fine.

Redazione YouFOCUS.TV
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