De Falco

Costa Concordia: chi è Gregorio De Falco?

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Le notizie sul della nave Concordia si sono succedute come sempre accade in queste tragiche occasioni. Una voce dopo l’altra, alcune che smentiscono le precedenti, altre che danno all’accaduto un impatto nuovo, più umano, portando alla luce quelle che sono state le vere e proprie tragedie umane. Ma non solo. Tra i molteplici risvolti della sciagura, tra le rivelazioni di quella notte maledetta, si fa largo agli onori, o  orrori, di cronaca la netta contrapposizione tra il Capitano Schettino, del quale è stato confermato lo stato di fermo, e l’ufficiale in capo della guardia costiera di Livorno, , la cui esistenza è stata palesata alle comunità di internet e a tutta l’Italia grazie alle telefonate scambiate tra i due protagonisti antitetici della sciagura al largo dell’Isola del Giglio.

Video sui maggiori social network, audio via radio, articoli sui telegiornali ed intere colonne dedicate dai giornali non fanno altro che dare maggiore ridondanza all’estrema differenza tra i due uomini: da una parte un capitano che ha svergognato l’antico motto secondo il quale il comandante è l’ultimo ad abbandonare la nave, dall’altra l’inflessibile fermezza di un uomo infastidito dall’incompetenza, incredulo davanti alla situazione incipiente ma determinato a far portare a termine la terribile nottata nella maniera più professionalmente etica possibile.

Ed è proprio la sua fermezza a farlo risaltare davanti a milioni di italiani. Sarà forse stato nella “stanza dei bottoni”, ma il comando è una lunga catena, e se uno degli anelli più alti cede, tutto va alla malora. A lui quindi il plauso di aver retto le redini della situazione, per quanto gli fosse umanamente possibile. Ma chi è l’uomo dietro la divisa?

Gregorio De Falco è di origini napoletane, arruolato in marina nel 1993, dal 2005 a Livorno. Un’esperienza ventennale alle spalle, coordinava un gruppo di cinque persone al momento del naufragio. Su di lui si potrebbe dire molto, ma lasciamo che siano le sue stesse parole, pronunciate in un’ al Tirreno, a dirci di più:
“Abbiamo fatto solo il nostro dovere, cioè portare a regime il soccorso. La Capitaneria è un’istituzione sana, bellissima, semplice. Io sono innamorato del lavoro che faccio”. E riguardo al suo team: “il migliore che potessi avere, ciononostante non siamo riusciti a portare a termine fino in fondo il nostro dovere, quello di salvare tutti”. Poche le parole riguardanti Schettino, ed affossanti: “Più delle parole ci ha preoccupato il tono. Per questo abbiamo approfondito la cosa. Siamo abituati ad andare a fondo alle questioni”. E poi ancora: “Non è la prima volta che i comandanti di navi, in situazioni di difficoltà, tendono a sminuire e ad essere per così dire silenziosi e reticenti”
Ci resta ora l’immagine di un uomo che ha preso il proprio lavoro come una responsabilità, esattamente come dovrebbe essere. Sono migliaia le voci che si levano in plauso alla professionalità che ha dimostrato, ma una delle sue frasi, espresse al Tirreno, ci dicono che in realtà non è uomo da adagiarsi sugli allori, da accettare di essere messo su di un podio e basta. Ora siamo certi che, in lui, c’è ancora amarezza per l’accaduto, e lo sappiamo dalle sue stesse parole: “Non sono soddisfatto se non porto tutti a casa”.

Redazione YouFOCUS.TV
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